Sushi time!

Anche stavolta, tutto è partito a un corso dell’ Accademia dei Sapori.
Poi, ci si è messa anche la voglia di organizzare una serata pre-natalizia tutti insieme, ma di farla un po’ diversa dal solito.
Quindi, si è aggiunta la richiesta delle amiche di imparare a fare il sushi.
Da tutto ciò, è nata una festa di Natale a base di cappellini bizzarri, sushi, pasta di zucchero liquida e biscottini pan di zenzero, con una splendida compagnia…diciamolo, ci può essere di meglio? 😉
MAKI (ovvero i rotolini di alga)
INGREDIENTI (NOTA: non indico le quantità in grammi perché dipende tutto da quanti siete, quanto sushi mangiate, quanto riso mettete in ogni maki, quanto pesce, quanti ne fate con il pesce e quanti di sola verdura, etc etc etc…è la classica situazione in cui “andare a occhio”, cosa di cui io non sono granché capace, infatti ho dovuto riciclare una quantità ENORME di riso avanzato..)
  • riso Vialone Nano (deve avere un chicco piccolo e tondo)
  • condimento per sushi (si trova negli ipermercati, io ho usato questo della Kikkoman, non è altro che un mix di aceto di riso, sale e zucchero)
  • alga nori (si trovano le confezioni nei negozi biologici tipo NaturaSì, o negli ipermercati)
  • tonno rosso, salmone (fresco o surgelato)
  • carote, zucchine, peperone e cetriolo
  • avocado
  • Philadelphia
  • salsa di soia
  • wasabi (possibilmente in polvere, è molto più forte)
  • carta di alluminio
Per preparare il sushi la fase più delicata è la cottura del riso. Innanzitutto è fondamentale lavarlo benissimo, finché l’acqua di lavaggio non diventerà trasparente (in questo modo il riso si compatterà dopo essere stato cotto, senza però formare un “pastone” che non sarebbe granché da mangiare..), quindi bisogna metterlo in una pentola bella capiente, e coprirlo con un peso d’acqua 20% maggiore del peso del riso (per 1 kg di riso, 1,2 kg di acqua). Una volta aggiunta l’acqua, coprire con il coperchio e cuocere a fuoco medio/alto per 10-15 minuti, o finché l’acqua sarà completamente assorbita. NON MESCOLATELO MAI! Quando sarà cotto, versatelo in una ciotola SENZA RASCHIARE VIA QUELLO ATTACCATO AL FONDO DELLA PENTOLA e copritelo con un foglio di carta da forno (o un canovaccio) inumidito. Lasciate riposare finché non raggiungerà la temperatura corporea, circa 36°.
Quando il riso sarà alla giusta temperatura, conditelo con qualche cucchiaio di condimento per sushi: anche qui bisogna andare ad assaggio, non c’è una quantità prefissata.
Nel frattempo, tagliate le verdure a julienne e sbollentatele (o cuocetele al vapore) per qualche minuto, devono rimanere croccanti ma ammorbidirsi leggermente.
Una volta preparati tutti gli ingredienti, si possono assemblare i maki: stendete un foglio di carta di alluminio sul piano di lavoro, quindi adagiatevi sopra un foglio di alga nori con la parte più liscia rivolta verso l’alluminio. Bagnatevi le mani con acqua e aceto di riso, quindi prendete una bella manciata di riso, compattatelo tra le mani fino a formare una palla e poi schiacchiatelo sull’alga, coprendone i due terzi inferiori. FATE ATTENZIONE A TOCCARE IL MENO POSSIBILE L’ALGA, perché bagnandosi diventa tutta grinzosa. Premete bene per formare uno strato compatto di riso, quindi circa a metà della parte coperta con il riso disponete in orizzontale alcune listarelle di pesce (in modo da occupare tutta la lunghezza), a cui affiancherete una riga di verdura (quella che preferite, sbizzarritevi con gli accostamenti cromatici) e una riga di avocado tagliato a listarelle oppure di Philadelphia, che avrete prima inserito in una sac-à-poche.
Sistemate tutte e tre le “righe”, potete arrotolare: SENZA TOCCARE L’ALGA, prendete la parte inferiore dell’alluminio e con quella iniziate ad arrotolare l’alga, facendo rimanere bene all’interno tutto il ripieno; una volta fatto il primo “giro”, premete bene in modo che rimanga fissato. Staccate l’alluminio, e aiutatevi sempre senza toccare l’alga a chiudere completamente il giro.
Quando questa specie di salsicciotto d’alga sarà pronto, lasciatelo riposare al fresco qualche minuto: quindi, con un coltello ben tagliente, ricavate i vostri maki, che dovranno essere alti circa 1,5-2 cm ciascuno (generalmente con un foglio di alga se ne ottengono 5 o 6).
Servite i maki con della salsa di soia a parte, nella quale potete sciogliere, se lo gradite, una punta (ma una punta!) di wasabi.

Cheesecake Love

A me tutta questa corsa al Natale fa venire l’ansia. E sia chiaro che l’atmosfera natalizia, il comprare i regali, le luci, l’aria di festa…sono cose che amo alla follia. Però sarà che a casa mia prima dell’Immacolata è sempre stato VIETATO anche solo parlare di fare qualcosa che somigliasse a un albero di Natale, ma io ormai sono regolata almeno almeno sul 10, giorno più giorno meno, per iniziare a pensare natalizio. Quest’anno invece mi trovo già circondata da chilometri di luminarie, in entrambe le città che frequento, gente impazzita che corre ovunque a cercare regali…in una parola, calma! Vale davvero la pena di trasformare una festa in uno stress? 
Premesso tutto ciò, domenica ho deciso di preparare una torta che per me non fa assolutamente Natale. Sì, nella mia mente contorta ci sono torte da inverno, torte da estate, e via dicendo…comunque, quando con il fratello super cuoco si è deciso di preparare il pranzo domenicale (e a me ovviamente è stato affidato solo il dolce, per la parte salata si è preso tutta la responsabilità lui…che presto o tardi potrebbe anche condividere le sue ricette ;)), la prima proposta che mi è venuta in mente è stata la mia torta estiva preferita. Ok, forse una delle mie torte preferite in assoluto, siamo onesti, amo la cheesecake. Tantissimo. Ma chiudiamo la parentesi, è meglio. Comunque, la proposta è stata accolta con un entusiasmo inaspettato, e una volta messi madre e fratello di fronte alla scelta: cheesecake semifreddo o cotto? Ancora più inaspettatamente la risposta è stata la seconda. Perciò, è partita la produzione di una New York Cheesecake (con qualche piiiiccola modifica alla ricetta originale) preparata la sera prima per farla riposare bene, coperta con panna acida e una salsina ai lamponi……diciamo che ho preferito lasciare a casa quella poca rimasta per evitare di buttarmici di testa durante la notte. E c’è da dire che anche la famiglia ha apprezzato non poco…;)
Enjoy!
NEW YORK CHEESECAKE 
INGREDIENTI (teglia rotonda da 23 cm di diametro):
  • 1 confezione di biscotti Digestive
  • 90 g di burro
  • 500 g di Philadelphia
  • 100 g di ricotta
  • 100 ml di panna da montare
  • 100 g di zucchero
  • 3 uova
  • 20 g di fecola di patate
  • succo di 1/2 limone
  • semi di 1/2 bacca di vaniglia
per la copertura:
  • 250 ml di panna
  • succo di 1/2 limone
  • 2 cucchiai di zucchero a velo
per la salsa:
  • una confezione di lamponi
  • mirtilli q.b.
  • 3 cucchiai di zucchero a velo
Preparate il fondo della torta: sbriciolate i biscotti con un frullatore e mescolateli con il burro fuso, fino a ottenere un composto umido e sabbioso. Sistemate sul fondo della teglia (possibilmente apribile) uno strato di carta da forno, quindi coprite il fondo e per quanto possibile i bordi con il composto di biscotti, premendo bene per compattare il tutto. Mettete la teglia in frigo per una mezz’ora circa.
Per la crema, iniziate montando le uova con lo zucchero fino a farle diventare belle spumose. Aggiungete il formaggio e amalgamate bene, quindi unite i restanti ingredienti, fatta eccezione per la panna,e mescolate con una spatola finché la crema sarà liscia e omogenea. A parte, semimontate la panna (deve essere morbida!) e unitela alla crema mescolando dal basso verso l’alto. Una volta amalgamato il tutto, versatela nel guscio di biscotti che avevate sistemato in frigorifero e infornate nel forno caldo a 180° per una mezz’ora circa. Quindi, abbassate la temperatura a 150° e proseguite la cottura per un’altra mezz’ora.
Una volta pronta, lasciatela raffreddare completamente.
Preparate la panna acida montando la panna con lo zucchero a velo e il succo di limone, finché risulterà piuttosto compatta. Ricoprite la torta fredda con la panna, formando uno strato di circa mezzo centimetro. Mettete a riposare in frigo per qualche ora, meglio ancora se per tutta la notte.
Per la salsa ai lamponi, mettete in una padellina i lamponi con lo zucchero a velo e due cucchiai d’acqua, lasciandoli cuocere finché non si sfalderanno completamente. Quando avranno formato una poltiglia, versatela in un colino e filtratela con l’aiuto di un cucchiaio per ottenere una salsa liscia.
Subito prima di servire la torta, decoratela ricoprendola con la salsa ai lamponi e qualche mirtillo fresco.
Note:
– per la guarnizione, potete usare qualsiasi tipo di frutta, l’ideale è sceglierne un tipo un po’ acidulo per contrastare ila sensazione “grassa” data dal formaggio e  dal burro; potete anche scegliere se cospargere la torta con la salsa o, in alternativa, servirla a parte e lasciare che ciascuno si serva a piacere 🙂
– la libera scelta vale anche per il formaggio: il totale deve essere di 600 g (ammesso che usiate le dosi indicate per gli altri ingredienti), ma potete scegliere sia di usare l’intera quantità di Philadelphia (come vorrebbe la ricetta originale) sia di combinarlo con ricotta, yogurt denso, robiola o quello che preferite!

Lezioni di..Cous Cous!

Quando le cose non vanno, meglio tenersi impegnati, giusto? 
E infatti in questi giorni che di buono hanno avuto ben poco (eccezione fatta per la fantastica notizia della conferma del mio Erasmus, tanto attesa ma finalmente arrivata!) non ho fatto altro che ripetermi: “Non pensare nemmeno un momento di stare senza far nulla”. La fortuna è stata che proprio in questi giorni avessi una full immersion di corsi all’Accademia dei Sapori (ve ne avevo già parlato qui), e oltretutto ho avuto l’occasione di allontanarmi un po’ dalla mia adorata pasticceria per provare a cimentarmi con il sushi (prossimamente sui vostri schermi) e la cucina etnica. Infatti proprio ieri sera, incuranti del diluvio universale che ci ha inzuppati, io e altri sette/otto coraggiosi ci siamo messi a preparare cous cous, hummus, babaganoush, pita e té alla menta. Piano piano, tutti insieme abbiamo messo su una cena luculliana che per me, che amo il cibo etnico alla follia, è stata ECCEZIONALE.
Oggi, vi lascio la ricetta dei cous cous alla magrebina, come ce l’ha insegnata la nostra maestra della serata, Mariasole Borneto: vi assicuro che merita tutto il lavoro, dire che è buonissimo è dire poco! Evito di aggiungere altre parole, PROVATE PROVATE e PROVATE! 😉
Nota: la ricetta originale prevede di usare carne di montone, ma ieri sera è stata sostituita (per mia grande gioia, onestamente) con carne di manzo. Ho fatto anche qualche minuscola modifica per rendere più semplice la reperibilità degli ingredienti, tutto seguendo le indicazioni che ci ha dato Mariasole e le piccole variazioni sul tema che abbiamo applicato ieri sera in assenza di qualche ingrediente 😉
COUS COUS MAGREB

INGREDIENTI:
  • 1kg di cous cous precotto
  • 1 pollo biologico
  • 1 kg di manzo (la spalla va bene)
  • 12 salsiccette al peperoncino, non piccanti (bisognerebbe usare le merguez)
  • 8 carote
  • 4 cipolle bianche
  • 3 zucchine
  • 6 fondi di carciofo
  • 100 g di ceci (meglio se secchi e ammollati per una notte)
  • 100 g di uvetta
  • due manciate di anacardi
  • 3 bustine di zafferano
  • 1 cucchiaio di ras-el-hanout (un mix di spezie che potete trovare nei negozi etnici)
  • 1 cucchiaino di cumino
  • 1 cucchiaino di pimento o pepe della Jamaica
  • 3 cucchiaini di harissa
  • 4 pomodori maturi
  • 3 peperoni
  • 1 mazzetto di prezzemolo fresco tritato
  • sale, pepe, olio q.b.
  • acqua calda (in abbondanza, il risultato deve essere brodoso)
Tagliare il pollo e il manzo a pezzi (la pelle del pollo si può lasciare, noi abbiamo preferito toglierla) come per fare uno spezzatino. Tagliare le cipolle piuttosto finemente, e tutte le verdure a pezzettoni non troppo piccoli.
In una pentola molto capiente, far scaldare 4-5 cucchiai di olio e aggiungere le cipolle. Rosolarvi quindi la carne dorandola bene su tutti i lati, salare e pepare. 
Unire le carote e i ceci, versare dell’acqua calda fino a coprire di molto il tutto e aggiungere le spezie. Portare a ebollizione e far cuocere circa 25 minuti.
Nel frattempo, in una padella cuocere i peperoni con un paio di cucchiai d’olio finché non saranno belli rosolati, quindi tenerli da parte.
Aggiungere allo spezzatino (per chiamarlo così) le zucchine, l’uvetta, gli anacardi e i fondi di carciofo e far cuocere altri 20 minuti circa aggiustando di sale e pepe se necessario.
Nella padella usata per i peperoni, cuocere le salsiccette dopo averle bucherellate e tenerle da parte.
Intanto, preparare il cous cous come indicato sulla confezione, magari utilizzando al posto di parte della quantità di acqua indicata un po’ di brodo dello spezzatino.
Servire il cous cous in un capiente piatto da portata, coperto con lo spezzatino, i peperoni, le salsicce, una spolverata di prezzemolo tritato e i pomodori tagliati a piccoli cubettini.

Lezioni di…sfoglia!

Giusto per non farsi mancare niente, mi direte, non soddisfatta delle lezioni di chimica e di elaborazione di immagini, ci volevano pure le lezioni di pasticceria.
Del resto, il mio fratellino (che di “ino” ahimé, ormai non ha più molto, trattandosi di geometra lavoratore diciannovenne) c’era arrivato un anno prima di me: armato di grembiule e taccuino, tutti i martedì se ne andava a lezione di cucina. E quest’anno, ha convinto pure me, visto che l’ Accademia dei Sapori ha dato il via anche a una serie di lezioni di pasticceria, il Girone dei Golosi (un nome…una garanzia!). La scorsa settimana, mi sono lasciata tentare dalla lezione sulla pasta sfoglia, mia grave carenza in cucina, e devo dire che credo ripeterò l’esperienza: con Matteo Migliaro alla guida della classe (16 persone di tutte le età e con le più disparate conoscenze di cucina) abbiamo prodotto cannoli, sfogliatine, ventaglietti e quant’altro. In poche parole, tornata a casa coperta di farina (sì, ho scoperto a mie spese che sbattere un sacco di farina da 5 kg sul bancone te ne fa volare metà addosso…) ma felice. Voto 10 all’Accademia dei Sapori 🙂  

Comunque, la replica delle sfogliatine ha dato buoni frutti anche al di fuori dell’Accademia: orgogliosissima del risultato, non potevo che fotografarlo tutta fiera di me e farlo vedere a tutti. Voilà! Le sfogliatine come quelle che la nonna comprava a merenda alle elementari, per capirci, quelle tutte zuccherose ma che più buone non si può.
Guardare per credere 😉
La realizzazione? Semplicissima, quanto ad assemblaggio. Certo che per fare una sfoglia come si deve ho imparato che ci vuole tanto di quel tempo…
Ci vuole anche un discreto tempo a scrivere tutto il procedimento, in effetti. E dal momento che l’ingegner qui presente (ok, non esattamente ingegnere, ma ci stiamo lavorando) è in partenza per Paris (gioia e tripudio!) e deve ancora preparare valigia e tutto quanto, vi lascio con un po’ di suspence, che non guasta mai, e vi do appuntamento al prossimo aggiornamento, prometto che mi prenderò il tempo dovuto per non saltare nemmeno un piccolo passaggio o un minimo consiglio dello chef!
Un abbraccio a  tutti, chi passa per caso, chi commenta e chi si cimenta con le mie ricette, ci si vede tra qualche giorno!:)
M.